"Riceviamo e volentieri pubblichiamo"
IL LAVORO È DIGNITÀ, NON È CARITÀ
COLLETTIVO STUDENTI SCUOLA PUBBLICA VICENZA


Dopo la risposta di Pomigliano al referendum del 22 giugno anche a Mirafiori il 13 e 14 gennaio i lavoratori dello stabilimento Fiat hanno solennemente disatteso le aspettative di Marchionne. La volontà dell’amministratore delegato della Fiat di piegare la dignità degli operai attraverso il ricatto imposto loro, che prevede la cancellazione dei diritti in cambio del lavoro (diritto di rappresentanza sindacale, di sciopero, malattia non retribuita, aumento straordinari), si è sonoramente scontrata contro i 2326 no dell’accordo, insomma l’idea della fabbrica di schiavi non è passata! Gli operai di Mirafiori hanno votato NO. Nonostante i ricatti di Marchionne. Nonostante la campagna mediatica monocorde. Nonostante l’appoggio bipartisan di PD e PDL. Nonostante i tentennamenti della Camusso. GLI OPERAI DI MIRAFIORI HANNO VOTATO NO. Su 5139 votanti 2735 si sono espressi per il SI, 2325 per il NO, mentre le schede bianche o nulle sono state 79. Ma se a questi numeri sottraiamo il voto dei colletti bianchi, dei capi, degli ingegneri, dei cronometristi, insomma di chi campa sulle spalle di chi lavora, allora la situazione si ribalta. Perchè, dati alla mano, gli impiegati hanno votato compatti per il SI, 421 contro 20. Per cui se sottraiamo questi numeri a quelli complessivi si possono facilmente esplicitare i dati del voto operaio: 2305 NO e 2314 SI. Crediamo che questo sia un risultato enorme, soprattutto se si considerano le condizioni di ricatto in cui è maturato, un punto da cui ripartire. L ’accordo è stato firmato solo da una parte di sindacati e da Marchionne, infatti la Fiom-Cgil e i sindacati di base si sono rifiutati di siglare l’intesa su Mirafiori. Il concetto del referendum posto da Marchionne ai lavoratori era “o accetti le condizioni di lavoro che imponiamo noi e investiamo sullo stabilimento, oppure te lo chiudiamo!” Le condizioni di lavoro che impone Fiat – con una drastica riduzione dei diritti che gli operai hanno conquistato con anni di lotte – sono paragonabili a quelle dei tempi del fascismo:
• Se sul piano dell’organizzazione dei ritmi di lavoro questo accordo costringerà i lavoratori della Fiat a orari e turni massacranti, sul piano delle relazioni sindacali sancisce la fine di qualsiasi democrazia sindacale, l’abolizione di fatto delle elezioni dei delegati, anche nella forma delle RSU, e della possibilità quindi per i lavoratori di dire la loro sugli accordi e su qualsiasi altra decisione che li riguardi.
• Viene introdotto il criterio secondo il quale chi non firma gli accordi non può usufruire dei diritti sindacali indipendentemente dalla sua rappresentatività e consenso tra i lavoratori.
• Viene introdotta un’irrisoria compensazione di 32 euro mensili per l’abolizione della pausa di 10 minuti. Una pausa che può sembrare nulla,ma dobbiamo tener presente dei ritmi stressanti a cui si è sottoposti lavorando in una catena di montaggio.
• L’accordo prevede inoltre 120 ore di straordinario all’anno obbligatorie, cancella le pause previste sulle linee di montaggio, porta a fine turno la pausa mensa, per utilizzare così la mezz’ora di mensa anche con straordinari per recuperi produttivi ogni qualvolta l’azienda ne avrà bisogno.
• L’accordo sancisce la fine della vigenza del contratto nazionale dentro gli stabilimenti della Fiat e crea le condizioni per l’abolizione dei contratti nazionali sostituiti da quelli aziendali anche in altre imprese. Nel contesto della crisi che sta vivendo il sistema capitalista, si inserisce l’attacco e la precarizzazione sia del mondo del lavoro sia dell’istruzione pubblica. Per questo oggi noi studenti ci sentiamo vicini a tutti gli operai Fiat ed esprimiamo la nostra solidarietà anche a tutti quei lavoratori che hanno perso il loro posto e sono oggi in cassa integrazione ma presto saranno senza reddito, cassintegrati e quindi disoccupati che possono essere i nostri genitori, sarà quindi sempre più difficile mantenere i nostri studi sia alle scuole superiori che all’università con l’aumento delle tasse. L’unico modo per uscire dalla crisi e scendere in piazza tutti insieme, studenti e lavoratori uniti nella lotta.
Da Pomigliano a Mirafiori la classe operai ha alzato la testa. Il movimento studentesco non è rimasto a guardare; il 16 ottobre eravamo in piazza con la Fiom, con i metalmeccanici e i precari della conoscenza, lo scorso 14 e 22 dicembre gli studenti si sono mobilitati a Roma e in ogni città italiana contro il Ddl Gelmini e il governo Berlusconi. Gli studenti di Vicenza sostengono l’unità delle lotte tra studenti e operai, lavorando affinché questa nella prossima fase possa concretizzarsi sempre più. Il 28 gennaio, giorno dello sciopero dei metalmeccanici indetto dalla FIOM, deve rappresentare un ulteriore tassello verso la costruzione di questo percorso che abbia l’ambizione di superare l’esistente per costruire collettivamente un futuro migliore. Non sarà una battaglia di testimonianza, ma una mobilitazione generalizzata.

APPUNTAMENTO ORE 08:00 IN VIALE ROMA PER MUOVERSI IN PULLMAN VERSO PADOVA DOVE ALLE
H 9.00 PARTIRA’ IL CORTEO REGIONALE DI STUDENTI E LAVORATORI. (il viaggio è gratuito)
Vicenza, 26 gennaio ’11
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